Terapia nutrizionale

A livello sia universitario che ospedaliero il ruolo della nutrizione ed in genere gli effetti dello stile di vita su sintomi e malattie risultano tuttora sottovalutati rispetto all’impatto della terapia farmacologica. Questo vale per le malattie organiche e, a maggior ragione, per le cosiddette malattie o sintomi funzionali.

Eppure esistono numerosi studi che assegnano alla nutrizione e allo stile di vita il ruolo di ago della bilancia tra salute e malattia come evidenziato da ampie ricerche epidemiologiche, quindi basati su grandi numeri di persone e perciò di indubbio valore scientifico. Studi che non si possono più ignorare.

Il mio metodo di lavoro prevede oltre ad un’accurata visita una costante valutazione dello stato nutrizionale mediante BIA (bioimpedenziometria come analisi della composizione corporea) in contemporanea ad un’ anamnesi alimentare per ogni paziente, da cui di solito derivano una serie di consigli nutrizionali, a volte con modifiche minime delle abitudini alimentari quotidiane, altre volte rilevanti, valutando in dettaglio pro e contro delle singole scelte alimentari.

A questo livello bisogna affrontare la problematica delle intolleranze alimentari e la relativa diagnostica purtroppo ancora circondata da tanti dubbi e incertezze, cercando di rispettare il più possibile i gusti e le preferenze di ognuno, eliminando ove possibile solo temporaneamente, i cibi realmente più problematici per quella determinata persona. Tutto questo nel rispetto della buona cucina e del potere terapeutico della convivialità, senza inutili divieti, riportando le persone ad apprezzare di nuovo i sapori genuini e semplici.

Resta immutato il valore delle parole di Ippocrate (460–377 a.C.):
“Fa che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo“.

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